Utente: babylon78

Contatore

visitato *loading* volte

lunedì, 02 novembre 2009

QUANDO TI AMERAI
QUANTO TI AMO IO

DSCF0023

Ho avuto l’onore di ascoltare Winter durante il tour di Beekeper, ma la frase qui sopra è valida sempre se parliamo di Tori, anche per il concerto all’Auditorium.

Riguarda il nodo che ha dovuto affrontare e superare dal 1988 al 1999, dallo sfortunato esordio di Y Kant Tori Read fino a To Venus And Back.

Prima la ricerca del suo centro, la riappropriazione, l’auto comprensione, il perdono, l’accettazione, infine l’amore. Amore per se stessa, racchiuso nelle parole di suo padre, in un inverno di quando era bambina:

 

Quando prenderai una decisione…

Quando ti amerai quanto ti amo io…

Quando prenderai una decisione…

Perché le cose cambiano così velocemente…

Tutti i cavalli bianchi sono già a letto

Dico che ti vorrò sempre vicino…

Tu dici: “Le cose cambiano, mia cara.

 

La tempesta emotiva, nera di lutto per il suo terzo aborto, che pulsa in From The Choirgirl Hotel, ha formato il nucleo centrale del concerto: Hotel, Spark e Playboy Mommy di seguito, letali, con una coda liberatoria nel bis: Raspberry Swirl.

Chi l’avrebbe detto che avrei ascoltato 4 brani da quello che considero il suo capolavoro?

E se spesso la grande aspettativa spiana la via della delusione, in questo caso il cuore della serata ha riservato solo nuovo stupore, e rinnovato coinvolgimento.

Hotel è una delle ragioni per cui di Tori Amos ce c’è una sola. Un brano oscuro, complesso, multistratificato, ricco di arrangiamenti classici e campionamenti moderni, cambi di tempo repentini e vocalizzi aerei. Se avessi dovuto scommettere su un brano, uno solo che non sarebbe riuscita a rendere dal vivo, avrei puntato su questo. Invece è stata la prova corale più bella del trio, che è riuscito non solo a tenere fede all’originale, ma a rafforzarlo con la foga e l’immediatezza rock, tanto da trascinare l’Auditorium in una sorta di trance emotiva.

DSCF0051-300x225

Adoro l’album del ’98 perché rappresenta la fusione perfetta tra l’essenza di Tori e la musica della sua band. Un equilibrio, uno scambio irripetibile, in cui non c’è prevaricazione da nessuna delle due parti, in cui arrangiamenti, idee e melodie sono perfettamente fusi in una compattezza incredibile. Dodici canzoni, senza riempitivi, nelle quali c’è tutta la sua genialità pianistica, unita ad una maggiore ricchezza vocale, e con musicisti che ci fanno credere che nulla potesse essere reso in modo migliore.

Citando dalla biografia di Jay S. Jacobs:

 

…From The Choirgirl Hotel è l’album più coraggioso che Tori abbia mai inciso (…), un’altra dimostrazione che se qualcuno pensava di averla inquadrata, si sbagliava di grosso (…) E’ la raccolta più completa mai presentata, ogni canzone funziona come entità individuale, un pezzo a sé stante di un quadro che non ha bisogno di altri pezzi per essere completo. Il fatto che le canzoni funzionassero bene insieme, andassero d’accordo e potessero essere ascoltate come un tutt’uno, era una qualità in più.

 

Niente di più vero dell’ultima frase. Un’altra carta vincente dell’album è l’omogeneità della proposta, quasi fosse un vero e proprio concept, un romanzo in musica.

Cercando di sintetizzare, si può dire che From The Choirgirl Hotel è il raggiungimento della maturità.

Ho cercato tante frasi per Spark, ma preferisco rifugiarmi ancora nelle parole della biografia, che mi sembra aver centrato bene il punto:

Spark racconta con desolante crudezza la perdita del suo bambino mai nato, con testi strazianti (…), tuttavia, invece di suonare il brano come un lamento funebre, la Amos infuse nella musica un soffio vitale. E’ una canzone triste, ma meravigliosa allo stesso tempo. Il suono del pianoforte che avvolge vorticosamente il ritornello rende la canzone inaspettatamente orecchiabile.

 

Non avrei saputo scriverlo meglio. E posso aggiungere che il bridge della canzone è per me un’esperienza liberatoria, una spinta alla rinascita… il crescendo che culmina con DON’T! DON’T REALLY MEAN IT non ha eguali.

Playboy Mommy l’avevo già ascoltata al concerto di Capannelle, e quella versione mi colpì di più. Non che all’Auditorium non mi abbia emozionato, anzi… solo che la band da una parte gli ha dato più colore, dall’altra ha tolto troppo peso dalle spalle di Tori. Quel fardello, nel precedente concerto, ricadeva tutto su di lei, sola col piano a doversi confessare di fronte a 15.000 persone… il suo dolore era lì durante il brano, fluiva come liquido fino a noi… Non giudicarmi così crudele, piccolina… e quando alla fine del pezzo, cantando …Ma sarò a casa, sarò a casa, per prenderti fra le mie braccia… ha staccato un braccio dal piano, l’ha piegato verso la pancia, e ha accennato il movimento di cullarla… di cullare quella bambina che non è mai nata… non c’è stato molto altro da fare, se non piangere e allungare mentalmente le nostre di braccia, verso di lei, avvolgendo piano e tutto, costruendole un riparo per un dolore ancora così vivo.

A breve stilerò un post con i 10 o 15 momenti più forti, indimenticabili, vissuti durante i concerti ai quali ho assistito. Questo appena raccontato sarà inamovibile dalla lista.

Non lo scorderò mai.

DSCF0139-300x225

NOTA: altre 3 foto tratte dal 'concerto - ossessione'

postato da: babylon78 alle ore 16:58 | link | commenti (3)
categorie:
mercoledì, 14 ottobre 2009

ME MISERO! ME TAPINO!

Paperone & Giacobbe

postato da: babylon78 alle ore 09:49 | link | commenti (4)
categorie:
sabato, 10 ottobre 2009

POLVERE D’ORO

 tori-amos-5

E’ Tori sola al piano.

Col piano e un auditorium di fronte, tanto per essere precisi.

Allora capisci qual’è la vera dimensione della sua musica.

Adoro Matt Chamberlain e Jon Evans, insieme sono una delle tre sezioni ritmiche più incredibili al mondo per il pop/rock/blues, e non sto esagerando.

Ma di questi splendidi musicisti e del cuore a sorpresa del concerto, parlerò nel prossimo post.

Ora voglio farvi mettere al mio posto, in quella poltrona di settima fila, mentre Tori restava sola, e iniziava a toccare i tasti del suo prolungamento naturale.

E’ qui che non puoi fare a meno di vederlo.

Non è un rapporto da musicista a strumento, è interazione, per quanto stupido potrà sembrare a chi sta leggendo.

Non si tratta di pigiare i tasti giusti, si tratta di creare un dialogo e mandarlo in alto, verso al luce. E’ uno scambio che può portare all’estasi, all’orgasmo.

Tori non poteva descriverlo meglio: “Io suono il pianoforte e lui suona me.”

E' così. Entrambi vibrano in risonanza con l’altro essere, e il risultato è imprevedibile.

Quindi aleggiano nell’aria le note di Gold Dust, il pezzo di chiusura di Scarlet’s Walk, il punto d’arrivo di un percorso di riconciliazione che il  suo alter ego, Scarlet, ha cercato in ogni angolo d’America… Lost in a place called America… come declama il finale di Wednesday, quando il viaggio è appena cominciato.

La redenzione, l’accettazione, la serenità raggiunta a caro prezzo, coincise con quella di Tori, la donna, non la musicista. Fu un punto di svolta, si può dire anche perché sono passati 8 anni da allora: la musa di Tori non sarà più la stessa. La sofferenza, la foga, il coito, non avranno più quell'urgenza, quell' imponenza.

E dentro Gold Dust c’è tutto questo, testo e musica legati in un abbraccio indissolubile.

 

And somewhere

Alfie smiles….

 

Mi contorco nel mio posto, cerco di tenere a bada l’emozione…

 
And says “Enjoy her
Every cry …

 

A destra e a sinistra ho due sconosciuti… non mi va di lasciarmi andare…


You can see in the
Dark
Through the eyes
Of Laura Mars”….

 

Ma i brividi arrivano, su tutto il corpo, mi avvolgono completamente…

How did it go so
Fast
You'll say as we are looking back …

 

Lo so che c’è poco da fare, sono agli sgoccioli… finisci il coro! FINISCI QUESTO MALEDETTO CORO!


And then we'll understand
We held gold dust

 

Le lacrime scendono inesorabili. Non ci sono riuscito. Lo sapevo…


In our
Hands

In our
Hands

 

Mmmh…

 

Il finale di questa canzone… se tutti riuscissero a fare proprie quelle parole… il suo spirito vitale...

 

E quindi capiremo...

abbiamo stretto polvere d’oro

nelle nostre mani…

nelle nostre mani

 

Tutto ciò che stiamo costruendo, tutto ciò a cui teniamo, le scalate faticose,  le persone care, i tramonti... ma anche il resto, brutto, marcio, per cui perdiamo ancora più tempo…

Polvere d’oro nelle nostre mani.

Mani che alla fine si arrenderanno, si apriranno, lasciando la polvere al vento... e un ultimo bagliore rubato nella scia che si disperde...

 

Il picco emotivo del concerto.

 tori-amos_2
NOTA: Le foto postate sono tratte proprio dal concerto di Roma. Non le ho scattate io purtroppo...


postato da: babylon78 alle ore 10:24 | link | commenti (7)
categorie:
domenica, 04 ottobre 2009

THE SEXIEST THING IS TRUST

La cosa più sexy è la fiducia.
Ho sempre pensato che questa sia una frase magnifica da applicare ad un rapporto. La fiducia come base di un’affinità che include tutto il resto.   
Cosa c’entra questo con l'incredibile concerto che Tori Amos ci ha regalato all’Auditorium di Roma, il 30 settembre?
C’entra… almeno nella mia testa.
Perché l’altra sera, una volta in più, mi sono chiesto come mai la musica, e l’arte tutta, riesca ad alimentarci, sostenerci, farci crescere, riuscendo ad essere così importante.   
Certo, è difficile dare una risposta esauriente… ma in quella tempesta di emozioni era troppo evidente quanto la musica potesse trasformarsi in comunicazione, confronto, spunto, arricchimento, suggestione, suggerimento, luogo di risonanza dei nostri sentimenti, pietra di paragone e specchio spietato. Quando una canzone ci riguarda, parla di noi e lo fa col cuore, può smuovere tutto, laggiù. Fino alla fanghiglia sul fondo.   
E’ questo quello ciò fa, per me, la musica di Tori Amos: va a toccare corde nascoste, sotterranee, che altri musicisti non riescono a sfiorare. 
La frase con la quale ho esordito è l’inizio del coro di Jamaica Inn, uno dei brani che ha suonato, con un arrangiamento del tutto nuovo e un giro di piano incredibilmente dolce e avvolgente.   
E’ il modo in cui ha pronunciato quella frase.
E’ il modo in cui gettava la testa all’indietro, inseguendo la cascata di note che pioveva dal pianoforte.
E’ il modo in cui si voltava e ti centrava con lo sguardo, inchiodandoti.
E’ così tante cose che questo è solo il primo post dedicato al concerto.
A intervalli regolari di 3 giorni arriveranno i prossimi stralci; intanto di seguito potete gustarvi l’incredibile scaletta proposta.
Grazie ancora Tori.   

 

1. Give
2. Pancake
3. Cornflake Girl
4. Crucify
5. Beauty of Speed
6. Jamaica Inn
7. Concertina
8. Your Cloud
9. Fire to Your Plain
10. Hotel
11. Spark
12. Playboy Mommy
13. Gold Dust
14. Cool on Your
Island
15. Pretty Good Year
16. Siren
17. Fast Horse
18. Precious Things
19. Strong Black Vine

BIS:
20. Raspberry Swirl
21. Big Wheel



postato da: babylon78 alle ore 20:53 | link | commenti (13)
categorie:
martedì, 22 settembre 2009



SCRITTORE ESORDIENTE!
SI, TU!
BASTA MARCIRE DAVANTI AL PC IN CERCA DELLE PAROLE GIUSTE!
O DEL LUOGO GIUSTO!


RISCRIVIMI
DA OGGI

HA ANCHE UNA PAGINA DI NEWS, TUTTA PER TE.

CHE ASPETTI A CLICCARE?

postato da: babylon78 alle ore 11:45 | link | commenti (2)
categorie:
lunedì, 14 settembre 2009

PRIMO GIORNO DI SCUOLA
simpsons_finland-492bd18d3249e
SE OGGI AVESSI INIZIATO LE SUPERIORI
AVREI FATTO UNA SCELTA DIVERSA.
AL POSTO DEL LICEO SCIENTIFICO
AVREI OPTATO PER IL CLASSICO.

O, ANCORA MEGLIO,
PER UN LICEO LINGUISTICO.


E VOI?
SODDISFATTI DELLA SCELTA FATTA AI TEMPI?

postato da: babylon78 alle ore 16:05 | link | commenti (12)
categorie:
giovedì, 03 settembre 2009


postato da: babylon78 alle ore 10:26 | link | commenti (7)
categorie:
mercoledì, 26 agosto 2009

PETER'S PLACE

IMG_0448Foto di Mario Scerrati


"Nel momento stesso in cui dubitate di poter volare, cessate anche di essere in grado di farlo."

J.M. Barrie

postato da: babylon78 alle ore 11:27 | link | commenti (9)
categorie:
lunedì, 24 agosto 2009

LONDON

Lfoto di Mario Scerrati


"Quando un uomo è stanco di
Londra, è stanco della vita, perché a Londra si trova tutto ciò che la vita può offrire.
"

Samuel Johnson

postato da: babylon78 alle ore 11:02 | link | commenti (11)
categorie:
sabato, 15 agosto 2009

Dottor Sean McGuire
good-will-hunting
"Se ti chiedessi sull'arte probabilmente mi citeresti tutti i libri sull'arte mai scritti.
Michelangelo: sai tante cose su di lui, le sue opere, le aspirazioni politiche, lui e il papa, le sue tendenze sessuali, tutto quanto, vero? Ma scommetto che non sai dirmi che odore c'è nella cappella Sistina, non sei mai stato lì con la testa rivolta verso quel bellissimo soffitto, mai visto.
Se ti chiedessi sulle donne, probabilmente mi faresti un compendio delle tue preferenze, potrai perfino aver scopato qualche volta. Ma non sai dirmi che cosa si prova a risvegliarsi accanto a una donna e sentirsi veramente felici.
Sei uno tosto. E se ti chiedessi sulla guerra probabilmente mi getteresti Shakespeare in faccia "Ancora una volta sulla breccia cari amici…", ma non ne hai mai sfiorata una, non hai mai tenuto in grembo la testa del tuo migliore amico vedendolo esalare l'ultimo respiro mentre con lo sguardo chiede aiuto.
Se ti chiedessi sull'amore probabilmente mi diresti un sonetto, ma guardando una donna non sei mai stato del tutto vulnerabile, non ne conosci una che ti risollevi con gli occhi, sentendo che Dio ha mandato un angelo sulla terra solo per te, per salvarti dagli abissi dell'inferno. Non sai cosa si prova ad essere il suo angelo, avere tanto amore per lei, vicino a lei, per sempre, in ogni circostanza. Incluso il cancro. Non sai cosa si prova a dormire su una sedia di ospedale per due mesi tenendole la mano, perchè i dottori vedano nei tuoi occhi che il termine orario delle le visite non si applica a te.
Non sai cosa è la vera perdita. Perchè questa si verifica solo quando ami una cosa più di quanto ami te stesso.
Dubito che tu abbia osato amare qualcuno a tal punto.
Io ti guardo, e non vedo un uomo intelligente, sicuro di sé, vedo un bulletto che si caga sotto per la paura.
Ma sei un genio Will, chi lo nega questo.
Nessuno può comprendere ciò che hai nel profondo.
Ma tu hai la pretesa di sapere tutto di me perchè hai visto un mio dipinto e hai fatto a pezzi la mia vita del cazzo.
Sei orfano, giusto? Credi che io riesca a inquadrare quanto sia stata difficile la tua vita, cosa provi, chi sei, perchè ho letto Oliver Twist…?
Basta questo ad incasellarti…?
Personalmente me ne strafrego di tutto questo perchè sai una cosa? Non c'è niente che possa imparare da te che non legga in qualche libro del cazzo. A meno che tu non voglia parlare di te. Di chi sei. Allora la cosa mi affascina. Ci sto. Ma tu non vuoi farlo, vero campione? Sei terrorizzato da quello che diresti.
...
A te la mossa capo."


postato da: babylon78 alle ore 11:02 | link | commenti (6)
categorie: