
Ho avuto l’onore di ascoltare Winter durante il tour di Beekeper, ma la frase qui sopra è valida sempre se parliamo di Tori, anche per il concerto all’Auditorium.
Riguarda il nodo che ha dovuto affrontare e superare dal 1988 al 1999, dallo sfortunato esordio di Y Kant Tori Read fino a To Venus And Back.
Prima la ricerca del suo centro, la riappropriazione, l’auto comprensione, il perdono, l’accettazione, infine l’amore. Amore per se stessa, racchiuso nelle parole di suo padre, in un inverno di quando era bambina:
Quando prenderai una decisione…
Quando ti amerai quanto ti amo io…
Quando prenderai una decisione…
Perché le cose cambiano così velocemente…
Tutti i cavalli bianchi sono già a letto
Dico che ti vorrò sempre vicino…
Tu dici: “Le cose cambiano, mia cara.
La tempesta emotiva, nera di lutto per il suo terzo aborto, che pulsa in From The Choirgirl Hotel, ha formato il nucleo centrale del concerto: Hotel, Spark e Playboy Mommy di seguito, letali, con una coda liberatoria nel bis: Raspberry Swirl.
Chi l’avrebbe detto che avrei ascoltato 4 brani da quello che considero il suo capolavoro?
E se spesso la grande aspettativa spiana la via della delusione, in questo caso il cuore della serata ha riservato solo nuovo stupore, e rinnovato coinvolgimento.
Hotel è una delle ragioni per cui di Tori Amos ce c’è una sola. Un brano oscuro, complesso, multistratificato, ricco di arrangiamenti classici e campionamenti moderni, cambi di tempo repentini e vocalizzi aerei. Se avessi dovuto scommettere su un brano, uno solo che non sarebbe riuscita a rendere dal vivo, avrei puntato su questo. Invece è stata la prova corale più bella del trio, che è riuscito non solo a tenere fede all’originale, ma a rafforzarlo con la foga e l’immediatezza rock, tanto da trascinare l’Auditorium in una sorta di trance emotiva.

Adoro l’album del ’98 perché rappresenta la fusione perfetta tra l’essenza di Tori e la musica della sua band. Un equilibrio, uno scambio irripetibile, in cui non c’è prevaricazione da nessuna delle due parti, in cui arrangiamenti, idee e melodie sono perfettamente fusi in una compattezza incredibile. Dodici canzoni, senza riempitivi, nelle quali c’è tutta la sua genialità pianistica, unita ad una maggiore ricchezza vocale, e con musicisti che ci fanno credere che nulla potesse essere reso in modo migliore.
Citando dalla biografia di Jay S. Jacobs:
…From The Choirgirl Hotel è l’album più coraggioso che Tori abbia mai inciso (…), un’altra dimostrazione che se qualcuno pensava di averla inquadrata, si sbagliava di grosso (…) E’ la raccolta più completa mai presentata, ogni canzone funziona come entità individuale, un pezzo a sé stante di un quadro che non ha bisogno di altri pezzi per essere completo. Il fatto che le canzoni funzionassero bene insieme, andassero d’accordo e potessero essere ascoltate come un tutt’uno, era una qualità in più.
Niente di più vero dell’ultima frase. Un’altra carta vincente dell’album è l’omogeneità della proposta, quasi fosse un vero e proprio concept, un romanzo in musica.
Cercando di sintetizzare, si può dire che From The Choirgirl Hotel è il raggiungimento della maturità.
Ho cercato tante frasi per Spark, ma preferisco rifugiarmi ancora nelle parole della biografia, che mi sembra aver centrato bene il punto:
Spark racconta con desolante crudezza la perdita del suo bambino mai nato, con testi strazianti (…), tuttavia, invece di suonare il brano come un lamento funebre,
Non avrei saputo scriverlo meglio. E posso aggiungere che il bridge della canzone è per me un’esperienza liberatoria, una spinta alla rinascita… il crescendo che culmina con DON’T! DON’T REALLY MEAN IT non ha eguali.
Playboy Mommy l’avevo già ascoltata al concerto di Capannelle, e quella versione mi colpì di più. Non che all’Auditorium non mi abbia emozionato, anzi… solo che la band da una parte gli ha dato più colore, dall’altra ha tolto troppo peso dalle spalle di Tori. Quel fardello, nel precedente concerto, ricadeva tutto su di lei, sola col piano a doversi confessare di fronte a 15.000 persone… il suo dolore era lì durante il brano, fluiva come liquido fino a noi… Non giudicarmi così crudele, piccolina… e quando alla fine del pezzo, cantando …Ma sarò a casa, sarò a casa, per prenderti fra le mie braccia… ha staccato un braccio dal piano, l’ha piegato verso la pancia, e ha accennato il movimento di cullarla… di cullare quella bambina che non è mai nata… non c’è stato molto altro da fare, se non piangere e allungare mentalmente le nostre di braccia, verso di lei, avvolgendo piano e tutto, costruendole un riparo per un dolore ancora così vivo.
A breve stilerò un post con i 10 o 15 momenti più forti, indimenticabili, vissuti durante i concerti ai quali ho assistito. Questo appena raccontato sarà inamovibile dalla lista.
Non lo scorderò mai.

POLVERE D’ORO

E’ Tori sola al piano.
Col piano e un auditorium di fronte, tanto per essere precisi.
Allora capisci qual’è la vera dimensione della sua musica.
Adoro Matt Chamberlain e Jon Evans, insieme sono una delle tre sezioni ritmiche più incredibili al mondo per il pop/rock/blues, e non sto esagerando.
Ma di questi splendidi musicisti e del cuore a sorpresa del concerto, parlerò nel prossimo post.
Ora voglio farvi mettere al mio posto, in quella poltrona di settima fila, mentre Tori restava sola, e iniziava a toccare i tasti del suo prolungamento naturale.
E’ qui che non puoi fare a meno di vederlo.
Non è un rapporto da musicista a strumento, è interazione, per quanto stupido potrà sembrare a chi sta leggendo.
Non si tratta di pigiare i tasti giusti, si tratta di creare un dialogo e mandarlo in alto, verso al luce. E’ uno scambio che può portare all’estasi, all’orgasmo.
Tori non poteva descriverlo meglio: “Io suono il pianoforte e lui suona me.”
E' così. Entrambi vibrano in risonanza con l’altro essere, e il risultato è imprevedibile.
Quindi aleggiano nell’aria le note di Gold Dust, il pezzo di chiusura di Scarlet’s Walk, il punto d’arrivo di un percorso di riconciliazione che il suo alter ego, Scarlet, ha cercato in ogni angolo d’America… Lost in a place called America… come declama il finale di Wednesday, quando il viaggio è appena cominciato.
La redenzione, l’accettazione, la serenità raggiunta a caro prezzo, coincise con quella di Tori, la donna, non la musicista. Fu un punto di svolta, si può dire anche perché sono passati 8 anni da allora: la musa di Tori non sarà più la stessa. La sofferenza, la foga, il coito, non avranno più quell'urgenza, quell' imponenza.
E dentro Gold Dust c’è tutto questo, testo e musica legati in un abbraccio indissolubile.
And somewhere
Alfie smiles….
Mi contorco nel mio posto, cerco di tenere a bada l’emozione…
And says “Enjoy her
Every cry …
A destra e a sinistra ho due sconosciuti… non mi va di lasciarmi andare…
You can see in the
Dark
Through the eyes
Of Laura Mars”….
Ma i brividi arrivano, su tutto il corpo, mi avvolgono completamente…
How did it go so
Fast
You'll say as we are looking back …
Lo so che c’è poco da fare, sono agli sgoccioli… finisci il coro! FINISCI QUESTO MALEDETTO CORO!
And then we'll understand
We held gold dust
Le lacrime scendono inesorabili. Non ci sono riuscito. Lo sapevo…
In our
Hands
In our
Hands
Mmmh…
Il finale di questa canzone… se tutti riuscissero a fare proprie quelle parole… il suo spirito vitale...
E quindi capiremo...
abbiamo stretto polvere d’oro
nelle nostre mani…
nelle nostre mani
Tutto ciò che stiamo costruendo, tutto ciò a cui teniamo, le scalate faticose, le persone care, i tramonti... ma anche il resto, brutto, marcio, per cui perdiamo ancora più tempo…
Polvere d’oro nelle nostre mani.
Mani che alla fine si arrenderanno, si apriranno, lasciando la polvere al vento... e un ultimo bagliore rubato nella scia che si disperde...
Il picco emotivo del concerto.

NOTA: Le foto postate sono tratte proprio dal concerto di Roma. Non le ho scattate io purtroppo...

1. Give
2. Pancake
3. Cornflake Girl
4. Crucify
5. Beauty of Speed
6. Jamaica Inn
7. Concertina
8. Your Cloud
9. Fire to Your Plain
10. Hotel
11. Spark
12. Playboy Mommy
13. Gold Dust
14. Cool on Your
15. Pretty Good Year
16. Siren
17. Fast Horse
18. Precious Things
19. Strong Black Vine
BIS:
20. Raspberry Swirl
21. Big Wheel

Foto di Mario Scerrati
foto di Mario Scerrati